Autore: Paolo Volponi
Editore: Einaudi
Anno: 1962
Stelle: 4 su 5
Pagine: 218
In due parole: la vita difficile di un reduce dai campi di concentramento
Albino Saluggia, è un reduce di guerra prigioniero in Germania e malato di TBC che viene assunto in una grande fabbrica. Narratore inaffidabile e paranoico, comincia una vana lotta contro i medici della fabbrica convinto stiano tramando contro di lui. Solitario ai limiti della sociopatia è sempre in lotta, da solo, contro qualcuno o qualcosa. La fabbrica luogo di per sé alienante lo attrae e lo respinge. Vorrebbe farne parte ma allo stesso tempo ne rifugge. Albino è incapace di creare relazioni, non solo nella fabbrica ma prima ancora nel collegio, nell'esercito e ancora in prigionia. La sua paranoia non lo salva da chi vuole davvero ingannarlo e approfittarsi di lui, accetterà di farsi curare e al suo rientro in fabbrica diventerà piantone, un ruolo marginale che però forse per la prima volta gli consentirà di diventare davvero parte della fabbrica (le ultime pagine sono davvero belle) e soprattutto di sentirsi parte di chi lì dentro ci lavora.
