Autore: Daniele Piccione
Editore: Mimesis
Anno: 2025
Stelle: 4 su 5
Pagine: 329
In due parole: genesi, dinamiche e conseguenze della morte di uno dei nostri intellettuali più importanti
Ho avuto il piacere di dialogare con l'autore alla III Festa dell'ANPI Provinciale di Roma, quindi riporterò qui gli aspetti che mi hanno più colpito e su cui abbiamo dialogato. Piccione nel libro descrive Pasolini come il punto di comvergenza di una violenza neofascista che proprio in quegli anni si stava organizzando in forma eversiva. L'attrattività (per così dire) di Pasolini nasce dal ruolo che con gli anni arrivò a ricoprire, grazie alla lucidità con cui guardava e analizzava le trasformazioni antropologiche del nostro paese, mai in chiave nostalgica ma certamente critica verso il consumismo e la massificazione dei sogni e dei desideri. Nel libro poi si distingue tra una verità processuale (incompleta nonostante nel primo processo a Pelosi, quello del tribunale dei minori, il giudice Carlo Alfredo Moro avesse scritto nella sentenza che il delitto non poteva essere stato commesso da una sola persona) e la verità storica che ricostruisce non solo le dinamiche del delitto (Pelosi come esca che conduce Pasolini in un luogo isolato in cui lo raggiungeranno i suoi aguzzini) ma appunto il contesto in cui quel delitto è maturato. Non si può infatti ignorare il lavoro di Pasolini sull'industria petrolifera italiana che portava avanti con la scrittura di Petrolio (uscito poi postumo e incompleto). Insomma il delitto Pasolini non è stato un evento fortuito, i suoi assassini hanno cercato e creato l'occasione giusta. il libro ne fa una ricostruzione assolutamente convincente. L'ultima nota riguarda l'utilizzo delle foto, Piccione ne usa molte, comprese le foto del corpo ma non sono fini a se stesse e contribuiscono all'affresco generale. Consigliato.
