mercoledì 25 marzo 2015

La seconda crocifissione di Cristo

Titolo: La seconda crocifissione di Cristo
Autore: Nikos Kazantzakis
Editore: Castelvecchi
Anno: 2011 (edizione originale 1954)
Traduttore: Mario Vitti
Giudizio: 3 su 5
Pagine: 507
In due parole: niente da fare, se invochi giustizia o sei pazzo o sei comunista



Ogni sette anni a Likovrissi (un piccolo villaggio greco vicino Smirne, sotto dominazione turca quindi) si mette in scena la Passione di Cristo, gli attori vengono scelti al termine della Pasqua precedente, l'onore più grande naturalmente è impersonare Gesù, la disgrazia più temuta quella di dover fare Giuda. Questo anno i prescelti sono Manoliò il pastore per fare Cristo, Michelì il figlio del più ricco del paese dovrà impersonare l'apostolo Giovanni, Kostantì il caffettiere sarà Giacomo, Ghiannakò il mercante sarà Pietro, il rissoso Panaghiotaro farà Giuda, mentre la vedova Katarina sarà Maddalena. Hanno un anno di tempo per prepararsi alla parte e diventarne degni, specie ovviamente chi dovrà impersonare Gesù e i suoi discepoli, Manoliò in particolare si interroga su quanto è degno di impersonarlo e sulla forza della propria fede. Quando in paese arrivano un gruppo di profughi, costretti a fuggire dal loro paese dopo essersi ribellati ai turchi, la storia si mette definitivamente in moto. La ricca Likovrissi e i suoi notabili, invece di accoglierli in nome della carità cristiana e della solidarietà tra greci, li scacciano via. Manoliò e i suoi invece decidono di aiutarli. Comincia così una lotta senza tregua tra chi vuole solamente giustizia e rispettare i precetti fondamentali della propria fede e chi, pur di non rinunciare ai propri privilegi, è pronto a tutto e non si ferma davanti a nulla. E' una fede semplice quella di Manoliò e degli altri, ma non per questo poco profonda o priva di conseguenze, anzi alla fine non potranno fare a meno di sacrificarsi. Un sacrificio inutile però, non cambierà nulla e tutto continuerà come prima. Dovranno fuggire dopo essere stati accusati di essere dei blasfemi e dei bolscevici. La scrittura è lineare, completamente al servizio dei personaggi che non si perdono in chissà quali speculazioni filosofiche, i loro sentimenti sono semplici, la loro coscienza è immediata, sia nel bene che nel male. I personaggi sono meravigliosamente tratteggiati, nei loro vizi e nelle loro virtù, tutto il libro infine è animato da un profondo senso di giustizia e pieno di indignazione, magnifico.