martedì 17 marzo 2015

Una donna che fischia

Titolo: Una donna che fischia
Autore: Antonia S. Byatt
Editore: Einaudi
Anno: 2005 (edizione originale 2002)
Traduttore: Fausto Galluzzi, Anna Nadotti
Stelle: 5 su 5
Pagine: 507
In due parole: il caos fertile e vitale, tra misticismo e rivoluzione, degli anni '60



Si conclude con questo romanzo la quadrilogia con protagonista Frederica Potter e la sua famiglia. Protagonista però è un termine sbagliato, in realtà Fedrerica e i suoi familiari sono il fil rouge che, dipanandosi dalla metà degli anni '50 alla fine degli anni '60, ci accompagna lungo le trasformazioni dell'Inghilterra di quegli anni: emancipazione femminile, violenza urbana, rivoluzione culturale, nuovi misticismi, diffusione della televisione, nuovi paradigmi scientifici e anche, tanta, tanta letteratura. In questo quarto volume Frederica si afferma professionalmente, continua a crescere il suo meraviglioso e dislessico figlio, si riconcilia definitivamente con i suoi desideri e anche i suoi limiti rifiutando un amore troppo impegnativo nel suo dover essere salvifico (è giusto chiedere ad un'altra persona di assumere su di sé la propria fatica di vivere? di chiedergli di tenerci ancorati a terra?). Non è una donna simpatica, o almeno a me in realtà piace molto, ma l'autrice non fa nulla per farcela sembrare migliore di quello che è, anzi a volte sembra sottolineare apposta i lati più spigolosi e antipatici del suo carattere. Accanto e attraverso quello che Frederica vive troviamo la storia di una comunità, a metà tra la mistica e la terapeutica, che si trasforma in una setta autodistruttiva, raccontata questa - con grande maestria dalla Byatt - attraverso una serie di episodi, il flusso di coscienza del leader della setta e con lettere che una etnologa in incognito, infiltrata nella comunità per studiarla, spedisce ad un suo amico e collega. Molto riuscite nella loro ironia e sarcasmo, anche le pagine dedicate al boicottaggio della università ufficiale da parte della università alternativa: un gruppo di rivoluzionari, innovatori e attivisti politici che vuole, appunto, abbattere la vecchia università. Nel tentativo di respingere l'autoritarismo delle istituzioni però, più che dare spazio e senso ad un modo diverso di approcciarsi al mondo e alla conoscenza, danno spazio ad un distruzione fine a se stessa e terribilmente superficiale: scompare il senso della storia e della memoria, si distrugge tutto e non si costruisce nulla. E' un mondo in fermento l'Inghilterra di quegli anni (ma anche tutto l'Occidente se non tutto il pianeta) e Byatt lo narra benissimo attraverso il paziente intreccio, stratificazione e ramificazione delle storie e dei personaggi presentati nei quattro libri, una sorta di arazzo il cui ordito è costituito appunto dalla storia di Frederica.

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