domenica 3 maggio 2015

Kaputt

Titolo: Kaputt
Autore: Curzio Malaparte
Editore:Mondadori
Anno: 1979 (edizione originale 1944)
Stelle: 3 su 5
Pagine: 456
In due parole: la guerra raccontata da dentro la guerra

Curzio Malaparte fu uno degli intellettuali più importanti e controversi dell'Italia del ventennio: aderì al fascismo fin dalla prima ora, ma se ne allontanò progressivamente tanto da venire condannato prima al confino e poi al carcere, dal 1940 al 1943 raccontò la guerra sul fronte est prima come capitano degli alpini e poi come corrispondente di guerra. Non è un personaggio con cui sentirsi solidali, ma La pelle resta un'opera imprescindibile per capire lo strazio dell'Italia durante la guerra di Liberazione. In questo Kaputt - uscito la prima volta nel 1944 - racconta gli anni di corrispondente e la crudeltà e barbarie della occupazione nazista. Il libro è organizzato in lunghi racconti dalla struttura a spirale come in Le mille e una notte: il racconto è occasione per narrare altri fatti che a loro volta ne raccontano altri. Il lirismo delle descrizioni è a volte francamente eccessivo, e sembra nascondere una certa autocompiacenza di Malaparte nei giudizi e nella narrazione delle efferatezze tedesche. L'ignavia di Malaparte (che di quella si trattava e lo so che è un giudizio poco generoso) si percepisce lungo tutte le pagine del libro, non basta a riscattarlo il giudizio duro e lucido che da del fascimo e del nazismo, anche se tra le righe lui stesso sembra pensarlo. Parafrasando Gramsci non odio solo gli indifferenti, ma anche quelli che pur consapevoli dello sfascio si limitano ad essere spettatori per poter poi riscattarsi come testimoni.

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