giovedì 13 agosto 2015

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Titolo: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Autore: Carlo Emilio Gadda
Editore: Garzanti
Anno: 1957
Stelle: 5 su 5
Pagine: 275
In due parole: romanzo in romanesco, con qualche traccia di napoletano e molisano, scritto da un milanese

Un giallo anomalo per varie ragioni questo di Gadda, la prima ragione sicuramente è il linguaggio, la lingua, il dialetto romanesco usato non solo per i dialoghi ma anche per le descrizioni, un virtuosismo stilistico che poteva riuscire solo ad un milanese. Se Manzoni arrivò fino a Firenze per risciacquare i Promessi Sposi nell'Arno, Gadda arriva a Roma per tingere di altri colori la sua scrittura (come la sciarpa verde inseguita nel romanzo stesso). Il risultato è un linguaggio contaminato, barocco, sonoro che è un piacere leggere, soffermandosi sulla rotondità e musicalità di certe frasi e periodi. Il secondo motivo per cui è un giallo anomalo è la vaghezza della fine, quando don Ciccio Ingravallo capisce chi è il colpevole del terribile delitto su cui appunto si ritrova ad indagare. Meravigliose le descrizione dei personaggi a cominciare da Ingravallo, il funzionario investigativo "ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi", ma tutto il romanzo ha colori, sapori, suoni che raccontano una Roma in parte sparita e in parte ancora esistente.

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