sabato 25 aprile 2015

L'uccello che girava le viti del mondo

Titolo: L'uccello che girava le viti del mondo
Autore: Haruki Murakami
Editore: Baldini&Castoldi
Anno: 1999 (edizione originale 1994)
Traduttore: Antonietta Pastore
Giudizio: 5 su 5
Pagine: 740
In due parole: è facile perdersi, difficile ritrovarsi, tra segreti, oscurità, passato e pozzi profondi

E' difficile riassumere la trama di questo lungo romanzo: è complessa e stratificata e non si presta ad essere condensata in poche frasi. All'inizio abbiamo un uomo che, lasciato da poco il lavoro, se ne sta tranquillamente a casa a cercare il gatto, occuparsi delle faccende domestiche, conversare con la moglie, girellare per il vicinato conoscendo così un'adolescente e scoprendo l'esistenza di un pozzo. Lo stesso uomo conosce due strane sorelle e viene poco dopo lasciato dalla moglie, senza un motivo valido, una ragione evidente, ma con la sensazione che in realtà se ne sia andata perché risucchiata da qualcosa di oscuro. Come un novello Orfeo decide di andarla a tirare fuori dagli abissi in cui sembra caduta ed usa un pozzo come luogo di meditazione e varco su altri mondi. Si trasforma in una sorta di guaritore, conosce una ex stilista e il suo affascinante figlio muto, viene coinvolto nella loro attività e nel frattempo gli vengono narrati episodi e fatti dell'epoca in cui il Giappone invase la Cina. Surreale e immaginifico il racconto si dipana di capitolo in capitolo, quello che conta per l'uomo è l'amore che prova per sua moglie e la certezza che insieme potranno dare un senso alla loro esistenza. Estremamente intimo, nonostante il respiro storico dei brani sull'occupazione giapponese del Manchukuo, L'uccello che girava le giti del mondo è un perfetto esempio del realismo magico di tanti romanzi e racconti di Murakami, aldilà degli aspetti surreali e onirici della trama quello che su cui i vari personaggi si interrogano e riflettono è il senso della vita e della morte, dei legami che costruiamo oppure tagliamo, di quello che il destino e il caso ci portano. La visione complessiva è ingannevolmente fatalista, in realtà in tutto il romanzo ogni personaggio lotta per affermare sé stesso e dare un senso alla propria esistenza.

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